
Le sorgenti, cuore pulsante di Acquedotto Pugliese
Le sorgenti di Caposele e Cassano Irpino sono molto più che luoghi geografici: sono il punto in cui la montagna respira, dove l’acqua diventa storia, memoria, ingegneria, destino. Chi arriva a Caposele percepisce subito un suono antico, un respiro che sale dalle viscere del Monte Paflagone. È qui che nasce il Sele, fiume mitico che gli antichi dicevano capace di pietrificare il legno, e che oggi continua a modellare il paesaggio come una forza primordiale. Attorno a queste acque si sono intrecciate leggende di Spartaco, coloni greci, eserciti romani, comunità medievali, fino alla grande impresa dell’Acquedotto Pugliese, che nel 1906 trasformò questo luogo in un “anfiteatro dell’acqua”, come lo definì Ungaretti.
A pochi chilometri, Cassano Irpino custodisce un altro miracolo: un sistema di sorgenti che affiora come un troppo pieno naturale, alimentato da un bacino idrogeologico vastissimo. Qui l’acqua non scorre: emerge, pulsa, racconta. La Pollentina, con la sua cupola di cemento armato, è un cuore che batte a dieci gradi costanti; la Peschiera conserva la memoria dei pesci allevati nelle sue vasche limpide; il Bagno della Regina porta con sé una leggenda longobarda che sembra ancora vibrare tra le rocce.
Da queste sorgenti, attraverso gallerie monumentali, l’acqua intraprende un viaggio lento e silenzioso: tre giorni per raggiungere Bari, cinque per arrivare a Leuca, senza consumare un solo watt di energia. È un’opera che ha resistito a guerre, terremoti, sabotaggi, grazie anche al coraggio di uomini come Leone Cuozzo, che nel 1980 salvò la Pavoncelli durante il sisma.
Visitare Caposele e Cassano significa vedere dove tutto comincia: il punto esatto in cui la natura diventa civiltà, e l’acqua diventa futuro.

LE SORGENTI

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