
Riuso
La nuova vita dell’acqua
Risorse per affrontare il clima che cambia
Il riuso è una delle risposte più efficaci alla crisi climatica. Allunghiamo il ciclo di vita dell'acqua attraverso l'affinamento, un trattamento che si aggiunge alla depurazione dei reflui e restituisce ai campi e al verde urbano una risorsa preziosa. Dai fanghi di depurazione ricaviamo energia, fertilizzanti e nuovi materiali. È l'economia circolare del ciclo idropotabile.
Gestiamo 185 impianti di depurazione e, da tempo, abbiamo fatto del riuso un obiettivo concreto. Oggi 57 impianti sono già configurati con stazioni di affinamento ed entro il 2028 diventeranno 77, per un potenziale di circa 125 milioni di metri cubi di acqua l’anno. Il 100% dei fanghi di depurazione prodotti, inoltre, viene destinato a impianti di recupero.

Falda preservata
Un maggiore ricorso al riutilizzo delle acque reflue trattate favorisce un minore prelievo dalla falda acquifera, sempre più minacciata dal fenomeno dell’intrusione di acqua di mare.

Più protetti dalle crisi idriche
L’acqua è una, ma ha diversi utilizzatori. Più cresce il riuso, più ne resta nelle fonti a uso plurimo, come i grandi invasi interregionali che servono la Puglia, a vantaggio della sicurezza del fabbisogno potabile.

Risorse valorizzate
Ogni anno il nostro ciclo di depurazione produce circa 240 milioni di metri cubi d’acqua e circa 170 mila tonnellate di fanghi. Riutilizzarli vuol dire generare valore da quello che prima era considerato uno scarto.

Agricoltura e città sostenibili
L’agricoltura è il primo consumatore d’acqua per volumi e opera in un contesto di scarsità. Il riuso è un sostegno importante per il settore e una soluzione ideale anche per l’irrigazione del verde urbano e per il lavaggio delle strade.
Come si affinano le acque reflue depurate

L’affinamento consiste in un insieme di trattamenti ulteriori e più spinti rispetto ai processi convenzionali di depurazione, finalizzati al miglioramento della qualità dell’effluente depurato fino al raggiungimento delle caratteristiche qualitative necessarie a consentirne il riutilizzo, principalmente a fini irrigui. Il processo prevede innanzitutto una filtrazione spinta, attraverso sabbia, membrane o dischi rotanti, che rimuove i solidi sospesi ancora presenti nell'effluente depurato. Segue una fase di disinfezione, realizzata con raggi UV, ozonizzazione o acido peracetico, che abbatte la carica microbiologica fino ai livelli previsti dalla normativa. L'acqua così trattata viene sottoposta a un monitoraggio periodico dei parametri chimico-fisici e microbiologici, secondo quanto previsto dal Piano di Gestione dei Rischi (PdGR) così come autorizzato dalla Regione Puglia in applicazione della normativa.
Il Piano di Gestione dei Rischi, redatto a più mani con gli utilizzatori finali, garantisce la sicurezza sanitaria e ambientale dell'intero processo prima della cessione della risorsa per il riuso, in genere ad opera di Consorzi di Bonifica o altri gestori irrigui. In questo modo, una risorsa che un tempo veniva rilasciata nell’ambiente diventa una fonte aggiuntiva per l'agricoltura o altri usi, riducendo al contempo la pressione sulle fonti tradizionali.Il riuso per l’agricoltura
L’agricoltura è il primo e naturale beneficiario dell’acqua che affiniamo. Con un fabbisogno idrico stimato in oltre 800 milioni di metri cubi l’anno – circa il doppio rispetto al potabile – e un’esposizione sempre maggiore alle frequenti siccità causate dalla crisi climatica, l’acqua affinata rappresenta una grande opportunità per il settore agricolo. I vantaggi sono molti: disponibilità continua e diffusa su tutto il territorio; una minore dipendenza da fonti a uso plurimo come gli invasi, per cui il settore potabile ha la priorità sull’utilizzo; un’acqua di ottima qualità e ricca di nutrienti, come fosforo e azoto, adatta alla maggior parte delle coltivazioni.

La qualità dell’acqua affinata in Puglia.
I criteri di qualità dell’acqua affinata destinata al riuso irriguo sono stabiliti dal Regolamento UE 2020/741. L’acqua è divisa in quattro classi di qualità, dalla A alla D, che determinano categorie di colture e sistemi di irrigazione. Tutti gli impianti di affinamento che gestiamo rilasciano acqua di classe B, idonea all’irrigazione di colture alimentari come ulivo, pomodoro e zucchina, colture da trasformazione, foraggere e piante ornamentali.
Il confronto con i gestori irrigui, che hanno competenza sulle reti di distribuzione destinate agli agricoltori e sulle infrastrutture di collegamento con gli impianti di depurazione da cui mettiamo l’acqua a disposizione, è costante. Ad oggi 11 impianti di affinamento sono in esercizio e restituiscono acqua alla terra: Acquaviva delle Fonti, Cassano delle Murge, Castellana Grotte, Corsano, Fasano Forcatella, Gallipoli, Ginosa, Martina Franca, Ostuni, San Pancrazio Salentino e San Severo-Torre Maggiore. Nel 2025 sono stati utilizzati nei campi pugliesi oltre 1,6 milioni di metri cubi d'acqua affinata — in crescita rispetto agli anni precedenti — a beneficio soprattutto di uliveti, vigneti, alberi da frutto e colture orticole, nelle stagioni di maggiore siccità. L'acqua messa a disposizione cresce ogni anno: l'obiettivo è che venga utilizzata per intero.

L’esempio di Fasano Forcatella, oasi del riuso
A Forcatella, contrada di Fasano, l’impianto di depurazione è diventato un’oasi naturalistica del riuso. Qui le acque depurate e affinate vengono convogliate nel Lago Forcatella, presidio ambientale capace di mitigare il rischio di desertificazione e di restituire equilibrio ecologico a un territorio costiero un tempo arido e salinizzato. L’area ha visto svilupparsi nuova vegetazione e habitat favorevoli all’avifauna. Il riuso irriguo è destinato a colture orticole, arboree e ornamentali.
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Altri 46 impianti di depurazione sono già configurati per l’affinamento e potranno entrare in esercizio con il completamento delle reti di distribuzione da parte dei gestori irrigui. Stiamo inoltre lavorando alla configurazione di ulteriori 20 impianti, fino al potenziale annuo complessivo di 125 milioni di metri cubi d’acqua da 77 impianti.

Acquaponica, a Castellana si sperimenta il riuso del futuro
L’impianto depurativo di Castellana Grotte, oltre a fornire acqua agli agricoltori del comprensorio irriguo locale, è al centro di una sperimentazione innovativa coordinata dall’Autorità Idrica Pugliese (AIP). L’acqua affinata è infatti utilizzata nell’ambito del progetto AWARE (Aquaponics from WAstewater REclamation) con cui è nata la prima fattoria acquaponica d’Europa. Questa tecnica unisce l'acquacoltura (allevamento di pesci) e l'idroponica (coltivazione di piante senza suolo), con l’obiettivo di produrre cibo da acqua di riuso, con minor consumo di suolo e un risparmio idrico di circa il 90%.
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La ricerca nell’affinamento dell’acqua: il caso di Gallipoli
Nel depuratore di Gallipoli, nell’ambito del progetto internazionale Re-Water, abbiamo avviato un impianto pilota che tratta ulteriormente l’acqua affinata, portandola fino alla classe A, e riesce a rimuovere anche contaminanti emergenti come i residui farmaceutici, droghe, ormoni e pesticidi. Questa tecnologia, brevettata nel 2023, è oggi protagonista di una nuova sperimentazione nell’ambito del progetto ECOFLOW: l’acqua è utilizzata per irrigare 30 giovani alberi di ulivo, pianta simbolo della Puglia, e sperimentarne gli effetti.
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Città più sostenibili con il riuso idrico

Irrigazione del verde nei parchi cittadini, lavaggio strade, spegnimento incendi, attività industriali. Oltre all’agricoltura, sono tanti gli ambiti in cui l’acqua affinata può essere utilizzata per rendere le nostre città più sostenibili. Le norme prevedono il trasporto attraverso reti dedicate, con la possibilità del trasporto su gomma per l'uso agricolo. All'interno di questo quadro, le esperienze virtuose crescono.
A Bari, ad esempio, il Comune sta realizzando una rete per irrigare il verde di Parco 2 Giugno e dei nascenti Parco della Rinascita, Parco della Giustizia e Parco Costa Sud con le acque affinate nell’impianto depurativo Bari Est. Una scelta responsabile che consente la cura del verde urbano e al contempo la tutela di una risorsa scarsa e preziosa.
Il valore nascosto dei fanghi di depurazione
Depurare significa separare dall'acqua ciò che contiene. Quel che resta è il fango di depurazione: una matrice organica ricca di carbonio, azoto, fosforo e minerali. Per decenni è stato considerato solo un residuo da collocare altrove. Oggi è una risorsa da cui ricavare fertilizzanti, energia e nuovi materiali. Nel 2025 i nostri impianti hanno prodotto 167 mila tonnellate di fango. Il 100% è stato destinato a impianti di recupero. Una quota crescente resta in Puglia grazie soprattutto all'impianto di compostaggio di Ginosa Marina, gestito da ASECO, società partecipata da Acquedotto Pugliese e da AGER Puglia, dove il fango si trasforma in ammendante per i suoli agricoli.
Energia dal fango

Una parte degli impianti depurativi che gestiamo è dotata di sistemi di digestione anaerobica: un processo che, in assenza di ossigeno, trasforma la parte organica del fango in biogas. In questi impianti il biogas può alimentare sistemi di cogenerazione che producono energia elettrica e termica, utilizzata negli impianti stessi. Con il Progetto Cogenerazione stiamo estendendo progressivamente questi sistemi ai 37 impianti depurativi a digestione anaerobica: a regime, la produzione stimata supererà i 30 GWh l'anno di energia elettrica da fonte rinnovabile.
La ricerca che trasforma il residuo in prodotto
Il fango è anche un laboratorio. Insieme a università, centri di ricerca e imprese sperimentiamo processi che ne estraggono valore prima ancora del recupero finale.

Con il progetto RONSAS, negli impianti di Foggia e Barletta abbiamo realizzato due linee di trattamento su scala reale che trasformano il fango in gessi di defecazione, un correttivo agricolo riconosciuto dalla normativa italiana sui fertilizzanti. Nel corso della sperimentazione sono state prodotte circa 5.600 tonnellate di gessi, impiegate sui terreni di 14 aziende agricole pugliesi. I risultati agronomici sono stati validati dall'Università degli Studi di Bari e pubblicati sulla rivista internazionale Sustainability. Il progetto è stato realizzato con il sostegno del PO FESR Puglia 2014-2020.

Con il progetto europeo LIFE BioLubridge, nell'impianto di Bari Ovest un prototipo unico nel suo genere estrae dal fango la frazione lipidica, senza impiego di solventi. Da quei grassi nascono biolubrificanti industriali per la protezione dei metalli. La sperimentazione ha trattato 750 tonnellate di fanghi, riducendo il residuo finale a circa un terzo rispetto ai processi tradizionali e producendo oltre due tonnellate di biolubrificanti. Il residuo, ricco di nutrienti, resta idoneo all'impiego agricolo.

Con il progetto Cellvation, a Vernole un impianto pilota recupera la cellulosa direttamente dalle acque reflue, prima della fase di ossidazione. Meno cellulosa nel refluo significa meno carico da trattare, minori consumi energetici e minore produzione di fango. La cellulosa recuperata ha già attirato l'interesse dell'industria dei materiali: un produttore di asfalti drenanti la sta valutando in sostituzione delle fibre attualmente impiegate. Sono percorsi diversi, con una direzione comune: chiudere il cerchio, restituendo al territorio ciò che il territorio ci consegna.
Un futuro più circolare e più sicuro
Il Mediterraneo è una delle aree del pianeta dove gli effetti della crisi climatica sono più evidenti. Le precipitazioni si fanno più irregolari, le stagioni siccitose più lunghe, gli invasi più esposti a fluttuazioni stagionali. In un territorio così, ogni metro cubo di acqua preservato è una risorsa che resta a disposizione della comunità. Il riuso è parte di una strategia di adattamento più ampia, che integra il rinnovo delle infrastrutture, lo sviluppo di nuove fonti, la digitalizzazione del controllo della rete. Sono tasselli diversi di una stessa visione: usare meglio l'acqua che abbiamo, e prepararci a un futuro in cui la risorsa sarà più preziosa.

La nostra strategia per il clima
Scopri come Acquedotto Pugliese affronta la crisi climatica: nuove fonti, riuso, efficienza idrica, infrastrutture più resilienti.
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La scuola del riuso per i più piccoli
Giochi, video e percorsi didattici per raccontare a bambini e ragazzi il viaggio dell'acqua e la sua seconda vita.
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La depurazione riporta l'acqua reflua a condizioni compatibili con il rilascio sicuro nell'ambiente. L'affinamento è un passaggio ulteriore: filtrazione spinta e ulteriore disinfezione portano l'acqua a una qualità superiore, idonea al riutilizzo. Solo l'acqua che ha completato questo secondo percorso, e ha superato i controlli analitici previsti, viene messa a disposizione per l'irrigazione.
Sì. La sicurezza del riutilizzo è disciplinata dal Regolamento UE 2020/741 e dalla normativa nazionale e regionale, che stabiliscono i requisiti di qualità e le colture ammesse per ciascuna classe d'acqua. Prima di ogni cessione predisponiamo un Piano di Gestione del Rischio, valutato dagli enti competenti, che accompagna l'autorizzazione regionale al riutilizzo. I parametri chimico-fisici e microbiologici sono controllati secondo un monitoraggio programmato dai nostri laboratori.
L'acqua affinata è destinata agli utilizzatori finali attraverso i gestori delle reti irrigue - Consorzi di Bonifica, Comuni, cooperative agricole - che hanno competenza sulle infrastrutture di distribuzione verso le aziende agricole. Noi mettiamo la risorsa a disposizione all'uscita degli impianti; la distribuzione sul territorio è curata da questi soggetti. Chi è interessato può rivolgersi al gestore irriguo competente per il proprio comprensorio.
L'acqua affinata viene conferita al titolare della rete di distribuzione senza oneri a carico di quest'ultimo: è la normativa nazionale a prevederlo. I costi dell'affinamento sono sostenuti dalla collettività attraverso la tariffa del Servizio Idrico Integrato, a fronte del beneficio ambientale che il riuso produce per tutti: meno prelievi dalle falde, più sicurezza per il potabile.
L'impiego dell'acqua affinata è previsto per usi collettivi - agricoltura, verde pubblico, lavaggio strade, alcuni usi industriali - e richiede reti di distribuzione dedicate, separate da quelle dell'acqua potabile. Per l'irrigazione domestica restano disponibili altre soluzioni di risparmio idrico, come il recupero delle acque piovane e il riuso domestico.
Nel 2025, il 100% dei fanghi prodotti dai nostri impianti è stato destinato a impianti di recupero e, nella maggior parte dei casi, avviato a processi di produzione di compost, successivamente utilizzato come ammendante in agricoltura. Una quota crescente viene trattata in Puglia, nell'impianto di compostaggio di Ginosa Marina gestito da ASECO. Parallelamente lavoriamo per ridurne la quantità alla fonte, con stazioni di disidratazione ad alto rendimento e serre solari per l'essiccamento naturale.
Il riuso affianca le fonti tradizionali e ne alleggerisce il carico. Ogni metro cubo di acqua affinata utilizzato in agricoltura è un metro cubo che resta disponibile negli invasi e nelle falde per gli usi che richiedono acqua potabile. In una regione dove l'agricoltura consuma volumi di molto superiori al comparto potabile, questo equilibrio fa la differenza sulla sicurezza idrica del territorio.
