
La storia dell’Acquedotto Pugliese
I lavori per la costruzione dell’Acquedotto Pugliese iniziano nel 1906, segnando l’avvio di una delle opere più visionarie e complesse della storia italiana. Sino ad allora, la popolazione pugliese aveva potuto contare quasi esclusivamente sull’acqua piovana raccolta nelle cisterne: una risorsa scarsa, incerta e spesso insalubre, incapace di soddisfare i bisogni quotidiani e, in molti casi, responsabile della diffusione di gravi malattie. A cambiare il destino della regione furono alcuni deputati pugliesi, in particolare Matteo Renato Imbriani e Nicola Balenzano, che riuscirono a tradurre in realtà il progetto dell’ing. Camillo Rosalba, che per primo aveva ipotizzato di costruire un canale che portasse in Puglia le acque del Sele. Grazie al loro impegno venne istituita una commissione di studio, furono stanziati i fondi necessari e si arrivò a una gara internazionale per l’affidamento dei lavori. L’impresa richiese investimenti enormi – 125 milioni di lire, una cifra straordinaria per l’epoca – e un dispiegamento imponente di mezzi, tecnici e competenze. Molti ritenevano impossibile realizzare un’opera di tale portata, ma il progetto smentì ogni scetticismo, trasformando in realtà quella che per decenni era sembrata un’utopia. Uno dei tratti più impegnativi fu la galleria di valico dell’Appennino, da Caposele a Conza: la Galleria Pavoncelli, completata nel 1914, lunga 12.750 metri, allora superata solo dai grandi trafori del Frejus, del Gottardo e del Sempione. Nello stesso anno, i primi comuni pugliesi iniziarono a ricevere l’acqua. E nell’aprile del 1915 accadde ciò che per generazioni era stato solo un sogno: l’acqua dell’Acquedotto Pugliese arrivò a Bari, segnando l’inizio di una nuova era per tutta la regione.
L’iter amministrativo
La storia dell’Acquedotto Pugliese è profondamente intrecciata con quella del Mezzogiorno: seguirne l’evoluzione significa ripercorrere le tappe dello sviluppo economico e sociale della nostra regione. L’Acquedotto nasce ufficialmente il 26 giugno 1902, con una legge del Regno d’Italia, firmata da Vittorio Emanuele III, che prevede un finanziamento pari a 136 milioni di lire.
Nel corso del Novecento e fino ai giorni nostri, l’acquedotto evolve insieme al territorio: nel 1919 passa da società privata a Ente Autonomo Acquedotto Pugliese (ente del parastato), per poi trasformarsi, nel luglio 1999, in Società per Azioni, con tutte le quote azionarie inizialmente in capo allo Stato e successivamente, dal 2001, trasferite alle Regioni Puglia e Basilicata. Con la nascita dell’Acquedotto Lucano, la Regione Puglia nel 2011 diventa socio unico, assumendo la piena responsabilità della gestione di una delle infrastrutture più importanti del Mezzogiorno.
Un passaggio decisivo giunge nel dicembre 2024, quando Acquedotto Pugliese viene riconosciuto con legge dello stato come “azienda di rilevanza strategica per l’interesse nazionale”: un riconoscimento che sottolinea il valore dell’acqua come bene comune e la centralità del servizio idrico per la sicurezza e lo sviluppo del Paese. Oggi l’assetto societario vede l’80% delle azioni in capo alla Regione Puglia, mentre il restante 20% ai Comuni pugliesi, rafforzando così il legame tra l’Acquedotto e le comunità che serve.
Il Servizio Idrico integrato
Acquedotto Pugliese gestisce uno dei sistemi idrici più estesi e complessi d’Europa in un territorio di oltre ventimila chilometri quadrati, che comprende tutta la Puglia e dodici Comuni della Campania, servendo più di quattro milioni di cittadini. Per garantire acqua e servizi essenziali a una comunità così vasta, Acquedotto Pugliese dispone di una rete imponente: più di ventiquattromila chilometri di condotte idriche e quattordicimila di fognature, a cui si sommano migliaia di impianti e strutture che accompagnano l’acqua dal suo arrivo in superficie fino al suo ritorno nell’ambiente. La qualità è assicurata da potabilizzatori, laboratori, depuratori e impianti di affinamento che controllano e trattano ogni goccia. Un sistema complesso, silenzioso e capillare, che permette a milioni di persone di compiere un gesto semplice e quotidiano: aprire un rubinetto e trovare acqua buona.
