Le sorgenti di Cassano Irpino
Benvenuti a Cassano Irpino, un luogo dove l’acqua non è solo una risorsa: è un personaggio, un’energia viva, un filo che unisce montagne, leggende, ingegneria e comunità. Qui, tra il fiume Calore e il Monte Terminio, nell’estremo nord della piana di Montella, l’acqua affiora da secoli con una forza e una purezza tali da aver attirato l’attenzione dell’Acquedotto Pugliese sin dai primi anni del Novecento. Oggi cammineremo insieme in un paesaggio che sembra quieto, ma che sotto la superficie custodisce un mondo in movimento: un sistema idrogeologico vastissimo, che raccoglie l’acqua dei Monti Picentini e la restituisce qui, in queste sorgenti che visiteremo una ad una.
Un territorio che respira acqua
Le sorgenti di Cassano Irpino sono divise in due gruppi principali, distanti tra loro circa 500 metri. Eppure, nonostante la distanza, sono sorelle: nascono tutte dallo stesso bacino idrogeologico, un’enorme spugna naturale che si estende tra i fiumi Calore e Sabato fino alla Piana del Dragone di Volturara Irpina. Immaginate la montagna come un organismo vivente: la pioggia penetra nelle rocce calcaree, scende in profondità, riempie ogni cavità, ogni frattura, ogni poro. Poi, quando incontra uno strato impermeabile di argille e arenarie, non può più scendere e risale verso l’esterno, emergendo nei punti più deboli della montagna. Queste sorgenti si chiamano “di sfioramento”: l’acqua trabocca naturalmente, come un troppo pieno. È un sistema stabile, costante, affidabile. Ed è proprio questa stabilità che, nel Novecento, ha reso Cassano Irpino un luogo strategico per l’Acquedotto Pugliese.
Perché Cassano Irpino era indispensabile per la Puglia
All’inizio del Novecento, mentre si costruiva l’Acquedotto Pugliese, l’EAAP temeva che le sole sorgenti di Caposele non fossero sufficienti a garantire continuità alla Puglia. Un eventuale calo delle portate avrebbe significato sete, crisi igieniche, problemi economici. Per questo:
- 1907 – Il Ministero dei Lavori Pubblici riserva all’Acquedotto tutte le acque del bacino del Sele.
- 1915 – Il vincolo viene esteso anche alle sorgenti del Calore, vicino a Cassano Irpino.
- 1958 – L’EAAP ottiene la concessione ufficiale delle acque di Cassano, con una riserva di 600 litri al secondo destinati alle province di Avellino e Benevento.
Da quel momento, tutto cambia. L’EAAP progetta e realizza un’opera ingegneristica imponente: una galleria di valico lunga 17 km, costruita tra il 1958 e il 1964, che collega Cassano a Caposele e immette le acque nella storica galleria Pavoncelli. È l’inizio di una nuova fase della storia dell’Acquedotto Pugliese.
Il primo gruppo di sorgenti: Pollentina, Peschiera e Prete
La Pollentina – Il cuore pulsante
La Pollentina è la sorgente principale. È una sorgente a pressione, alimentata dall’inghiottitoio della Bocca del Dragone, sul versante opposto del Monte Terminio. L’acqua piovana impiega circa 60 giorni per filtrare nel sottosuolo e riemergere come una polla limpida, bloccata da uno sbarramento naturale di argilla. Negli anni ’60 la sorgente è stata coperta con un edificio circolare sormontato da una cupola in cemento armato di 28,5 metri di diametro. Intorno alla vasca si trovano pannelli in ceramica realizzati dagli studenti dell’Istituto d’Arte di Roma. Se vi avvicinate, noterete piccole bollicine che risalgono: è ossigeno, segno della purezza dell’acqua. La temperatura resta costante a 10°C tutto l’anno, estate e inverno.
La Peschiera – La vasca dei pesci
Il nome “Peschiera” non è casuale. Si racconta che, in passato, gli abitanti del luogo usassero questa vasca per allevare pesci, grazie alla purezza dell’acqua. La sorgente conserva ancora la sua forma rettangolare originaria. L’edificio di raccolta è lungo 25,30 metri e largo 11,50, coperto da una volta cilindrica. Anche qui compaiono i pannelli in ceramica degli anni ’60. Sul fondo della vasca una scultura in bronzo sorregge l’acronimo EAAP.
La Prete – La sorgente del curato
La sorgente Prete deve il suo nome a una tradizione popolare: si racconta che il curato del paese venisse qui a fare il bagno ogni domenica. Le sue acque non vengono inviate in Puglia, ma contribuiscono – insieme a una parte della Pollentina – ai 600 litri al secondo destinati agli usi potabili locali.
Il secondo gruppo: il Bagno della Regina
Il Bagno della Regina è forse la sorgente più affascinante dal punto di vista narrativo. La leggenda racconta che una regina longobarda venisse qui a immergersi in segreto, seduta su un trono naturale scavato nella roccia. Siamo intorno al 750, negli ultimi anni della presenza longobarda in Italia, quando il Ducato di Benevento viveva un periodo di grande autonomia e prosperità. In origine l’acqua affiorava come un piccolo lago. Per raccoglierla è stato costruito un canale collettore basato su una diga appoggiata alle arenarie impermeabili. Il bacino è stato poi riempito con ciottoli, ricoperto di cemento e infine da un manto erboso. Oggi, camminando qui, si percepisce ancora la forza di quell’acqua che un tempo emergeva libera, come un respiro della montagna.
La Sala Macchine – Il cuore tecnico
Le sorgenti di Cassano Irpino garantiscono portate elevate e costanti:
- Portata complessiva media: 3140 l/s
- Pollentina: 1100 l/s
- Peschiera: 500 l/s
- Bagno della Regina: 1540 l/s
La portata varia da un massimo di 4500 l/s ad aprile a un minimo di 2100 l/s a dicembre.
Le acque possono essere inviate:
- all’incile della grande derivazione per la Puglia,
- oppure alla derivazione idroelettrica ENEL, tramite canali indipendenti. Le acque della Pollentina e della Peschiera si uniscono in un canale lungo 600 metri e raggiungono l’incile, dove confluiscono anche le acque del Bagno della Regina. Le loro caratteristiche organolettiche, chimiche e batteriologiche sono straordinarie, del tutto simili a quelle del Sele.
Conclusione – Un luogo dove l’acqua racconta
Visitare le sorgenti di Cassano Irpino significa entrare in un paesaggio dove l’acqua non è solo un elemento naturale, ma una presenza che parla. Parla di geologia, di ingegneria, di leggende longobarde, di comunità che per secoli hanno vissuto in simbiosi con queste acque. Parla di un’Italia che, nel Novecento, ha saputo trasformare un dono della montagna in un’opera grandiosa: l’Acquedotto Pugliese. Qui, tra queste sorgenti, si capisce davvero che l’acqua non è solo una risorsa: è una storia che scorre.
