"Sire! Grande ruina è qui in Puglia" scrisse Giuseppe Maria Galanti nel 1791 a Ferdinando IV di Borbone che lo aveva mandato per accertare le condizioni del regno.
Un tempo, nelle case l'acqua veniva conservata in grossi orci panciuti di terracotta dalla bocca dove si immergeva l'inconfondibile mestolo di rame per attingere con parsimonia e non sprecare il liquido prezioso.
Nel luglio 1866 in tutta la Puglia il vento favonio proveniente dall'Africa raggiunse i 45 gradi.
La Puglia inizialmente era dissetata da un rudimentale acquedotto che da Gravina a Massafra, da Laterza a Mottola, faceva arrivare l'acqua.
L'acquaiolo era colui che, letteralmente, vendeva l'acqua per strada, tanto che alcuni pozzi erano gestiti solo dagli acquaioli "ambulanti".
L'ingegnere Camillo Rosalba, funzionario del Genio Civile, è considerato il vero ispiratore dell'Acquedotto Pugliese nella sua struttura di base.
Come aumentare la disponibilità di acqua? È possibile trasportarla dai luoghi in cui si trova abbondante, a quelli in cui è scarsa proprio come fa Acquedotto Pugliese.
La chiamano oro blu. Ricercata, preziosa, contesa: l'acqua fonte di vita, ma spesso anche di guerre fra popoli per lo sfruttamento di quella che ormai è una risorsa in estinzione.
Orazio, il grande poeta latino, conosceva bene il problema della mancanza d'acqua e così descriveva chi non apprezzava il valore dell'acqua.
